Estate e dolori articolari: è davvero colpa del caldo?

Dolori articolari con il caldo

Introduzione:

Il caldo estivo dovrebbe farci sentire meglio, eppure per alcune persone ginocchia, schiena, spalle e altre articolazioni sembrano diventare più sensibili. Perché succede?

Con l’arrivo dell’estate capita spesso di sentire frasi come:

“Con questo caldo mi fanno male le ginocchia.”

“Mi sento le gambe gonfie e pesanti.”

“La schiena quest’anno mi dà più fastidio.”

“Quando cambia il tempo sento subito la cervicale.”

Ma quanto c’è di vero nel rapporto tra caldo, clima e dolore muscolo-scheletrico?

La risposta non è semplicemente “il caldo fa male alle articolazioni”. Il fenomeno è più complesso e coinvolge diversi fattori: temperatura, umidità, percezione del dolore, idratazione, attività fisica, cambiamento delle abitudini e soprattutto il modo in cui il nostro corpo gestisce i carichi.

Per questo, durante l’estate, più che preoccuparsi del caldo in sé, è utile capire come adattare il movimento e le proprie abitudini alle condizioni ambientali.

Il caldo può davvero aumentare il dolore?

Sì, alcune persone possono percepire maggiormente dolore, rigidità o gonfiore durante le giornate molto calde.

Questo, però, non significa necessariamente che l’articolazione si stia “rovinando” o che una patologia stia peggiorando.

Il dolore è un’esperienza complessa, determinata dall’interazione tra condizioni dei tessuti, sistema nervoso, carico meccanico, stato generale della persona e fattori ambientali.

Gli studi hanno documentato che alcune persone con dolore cronico riferiscono una particolare sensibilità alle variazioni meteorologiche, soprattutto rispetto a temperatura e umidità.

In alcuni pazienti con artrosi del ginocchio, ad esempio, sono state osservate associazioni tra variazioni meteorologiche e aumento del dolore o modificazioni del controllo dell’equilibrio.

Questo non significa però che esista una relazione universale valida per tutti.

Il clima può influenzare la percezione dei sintomi, ma non determina da solo il dolore

  

Perché d’estate possiamo sentire più dolore?

Uno degli aspetti più importanti è che durante l’estate cambiano le nostre abitudini.

Ed è proprio questo elemento che spesso viene sottovalutato.

Durante le vacanze possiamo:

  • – camminare molto più del solito;
  • – fare escursioni dopo mesi di scarsa attività;
  • – trascorrere molte ore in piedi;
  • – nuotare o giocare a beach volley senza una preparazione specifica;
  • – affrontare lunghi viaggi in automobile;
  • – stare seduti per molte ore durante gli spostamenti;
  • – cambiare improvvisamente tipo di calzature;
  • – interrompere il programma di esercizio abituale.

Il corpo, però, non ragiona secondo il calendario.

Se durante l’inverno abbiamo camminato poco e a luglio decidiamo di affrontare una giornata intera visitando una città, percorrendo 15.000-20.000 passi, salendo scale e camminando su superfici irregolari, il problema potrebbe non essere il caldo.

Potrebbe essere semplicemente un aumento troppo rapido del carico.

 

Il principio è semplice:

un tessuto abituato a un certo livello di carico deve essere progressivamente preparato a tollerarne uno maggiore.

  • Questo vale per il ginocchio, ma anche per tendini, muscoli, piede, caviglia, anca e colonna vertebrale.

Caldo, gonfiore e sensazione di pesantezza

Quando la temperatura aumenta, il nostro organismo mette in atto diversi meccanismi per disperdere il calore.

Tra questi c’è la vasodilatazione periferica, che aumenta il flusso sanguigno verso la periferia del corpo.

In alcune persone questo può contribuire a una maggiore sensazione di:

  • gambe pesanti;
  • tensione;
  • gonfiore periferico;
  • affaticamento;
  • fastidio agli arti inferiori.

Il fenomeno può essere più evidente in chi presenta già una particolare sensibilità dei tessuti o problemi circolatori.

È importante però distinguere una normale sensazione di pesantezza da un gonfiore importante, improvviso o associato ad altri sintomi, che merita una valutazione medica.

E l'umidità? Possiamo davvero “sentire il tempo”?

È una delle domande che ci vengono poste più frequentemente.

“Quando cambia il tempo, la mia articolazione se ne accorge.”

La sensazione può essere reale.

Ma non dobbiamo trasformarla automaticamente in una spiegazione semplicistica.

Gli studi sul rapporto tra condizioni meteorologiche e dolore mostrano risultati non completamente uniformi. Alcune persone sembrano essere maggiormente sensibili alle variazioni di temperatura, umidità o pressione atmosferica, mentre altre non mostrano una relazione significativa.

Questo ci porta a un concetto importante:

 

Non esiste una risposta identica per tutti.

Due persone con la stessa diagnosi di artrosi possono avere una percezione completamente diversa dei sintomi durante una giornata molto calda.

La diagnosi, quindi, non racconta da sola tutta la storia.

Idratazione: perché d’estate diventa ancora più importante

In estate parlare di movimento significa parlare anche di idratazione.

Muscoli, cartilagine, dischi intervertebrali e altri tessuti dell’apparato locomotore hanno una componente idrica importante.

La quantità di acqua presente nei tessuti, inoltre, non è statica: varia in relazione ai carichi, ai tempi di recupero e alle caratteristiche del tessuto. La ricerca biomeccanica mostra, per esempio, che il contenuto di liquidi del disco intervertebrale cambia in relazione ai carichi applicati e ai periodi di recupero.

Anche la cartilagine articolare presenta un comportamento fortemente legato agli scambi di liquidi e alle sollecitazioni meccaniche.

Questo non significa che bere acqua “curi” l’artrosi o faccia scomparire il mal di schiena.

Significa qualcosa di molto più semplice:

una buona idratazione fa parte delle normali condizioni che permettono all’organismo di funzionare correttamente, soprattutto quando caldo e sudorazione aumentano.

Per questo, durante l’estate, è importante bere regolarmente e non aspettare necessariamente di avvertire una sete intensa.

Aria condizionata e cervicale: mito o realtà?

Un altro grande classico dell’estate è:

“Ho preso aria condizionata e mi si è bloccata la cervicale.”

L’aria fredda non “crea” una cervicalgia dal nulla e non provoca direttamente una lesione cervicale.

Può però rappresentare uno dei fattori che contribuiscono alla comparsa o all’aumento della sintomatologia in una persona già predisposta.

Pensiamo, ad esempio, a una persona che trascorre diverse ore:

  • davanti al computer;
  • con il collo mantenuto nella stessa posizione;
  • sotto un flusso d’aria fredda diretto;
  • con scarsa attività fisica.

In questo caso non è corretto individuare un unico colpevole.

È più utile considerare l’interazione tra postura, permanenza nella stessa posizione, carico muscolare, movimento e condizioni ambientali.

Per questo il nostro consiglio non è quello di evitare il condizionatore, ma di utilizzarlo in maniera intelligente.

Meglio evitare:

  • getti d’aria diretti sul collo;
  • temperature eccessivamente basse;
  • lunghi periodi senza cambiare posizione;
  • immobilità prolungata.

Anche le scarpe possono cambiare il modo in cui ci muoviamo

  • L’estate porta con sé sandali, infradito, ciabatte e calzature molto leggere.

    Non c’è nulla di sbagliato nell’utilizzarle.

    Il problema può nascere quando una calzatura poco strutturata viene utilizzata per molte ore di cammino, soprattutto se il piede non è abituato.

    Il piede rappresenta il primo punto di contatto con il terreno.

    Ogni modifica della modalità con cui appoggiamo e spostiamo il piede può influenzare la strategia con cui il corpo gestisce il carico durante il movimento.

    Questo non significa che un’infradito provochi automaticamente mal di schiena.

    Significa che, se dobbiamo affrontare una lunga giornata a piedi, è ragionevole scegliere una calzatura adeguata all’attività che intendiamo svolgere.

    La scarpa giusta non è quella “migliore” in assoluto: è quella adeguata al tipo e alla quantità di movimento che dobbiamo fare.

Il grande errore estivo: passare da zero a cento

  • È probabilmente uno degli aspetti che osserviamo più frequentemente.

    Durante l’anno:

    poco movimento.

    Arrivano le ferie:

    “Finalmente posso fare sport!”

    E in pochi giorni aumentano drasticamente:

    • chilometri percorsi;
    • ore di attività;
    • escursioni;
    • allenamenti;
    • nuoto;
    • bicicletta;
    • trekking.

    Il corpo, però, ha bisogno di adattamento.

    Questo principio è centrale nella fisioterapia e nella riabilitazione.

    Il carico non è necessariamente il nemico.

    Un carico adeguato e progressivo rappresenta invece uno degli strumenti attraverso cui il sistema muscolo-scheletrico mantiene e sviluppa la propria capacità funzionale.

    Il problema nasce quando la richiesta supera improvvisamente la capacità attuale di tolleranza.


    Quindi d’estate dobbiamo muoverci meno?

    No.

    Ed è forse questo il messaggio più importante dell’articolo.

    Se il caldo aumenta i fastidi, la soluzione non è smettere di muoversi.

    Al contrario, nella maggior parte dei casi è più utile modulare il movimento.

    Muoversi significa mantenere attive le capacità del nostro organismo.

    Nell’artrosi, ad esempio, l’esercizio terapeutico e la gestione del carico rappresentano componenti fondamentali dell’approccio conservativo. Una recente revisione sistematica e meta-analisi ha evidenziato benefici della gestione fisioterapica e dell’educazione del paziente su dolore, sintomi, attività quotidiane e qualità di vita nelle persone con artrosi del ginocchio.

    La domanda quindi non dovrebbe essere:

    “Devo muovermi o devo stare fermo?”

    Ma:

    “Qual è il movimento che il mio corpo riesce a tollerare oggi e come posso aumentarlo gradualmente?”


     

7 consigli dello Studio Kinesis per affrontare l'estate

  • 1. Aumenta gradualmente l’attività

    Se durante l’anno hai fatto poco movimento, non iniziare le vacanze con una giornata di trekking di sei ore.

    Costruisci progressivamente la tolleranza al carico.

    2. Bevi regolarmente

    Con temperature elevate e maggiore sudorazione aumenta l’attenzione all’idratazione.

    3. Non aspettare il dolore per fermarti

    Il dolore non deve necessariamente essere l’unico indicatore.

    Impara a riconoscere anche affaticamento, rigidità e perdita di qualità del movimento.

    4. Alterna attività e recupero

    Una giornata molto attiva può richiedere una giornata successiva più leggera.

    5. Utilizza calzature adeguate

    Infradito e ciabatte possono essere perfette per la spiaggia o per brevi spostamenti, ma non necessariamente per una giornata intera di cammino.

    6. Attenzione agli sbalzi termici

    Evita, quando possibile, di mantenere il getto dell’aria condizionata direttamente su collo, spalle o schiena.

    7. Se il dolore persiste, non attribuirlo automaticamente al caldo

    Un dolore nuovo, intenso, persistente o progressivamente limitante merita una valutazione.

    Il caldo potrebbe semplicemente aver reso più evidente un problema che era già presente.

Quando il dolore estivo merita una valutazione?

  • Un episodio occasionale di rigidità o fastidio dopo una giornata particolarmente intensa non deve necessariamente preoccupare.

    È invece opportuno approfondire quando il dolore:

    • persiste per diversi giorni;
    • tende progressivamente ad aumentare;
    • limita la normale attività quotidiana;
    • compare frequentemente durante il movimento;
    • è associato a gonfiore significativo;
    • determina una riduzione della forza o della mobilità;
    • si ripresenta ogni volta che aumenta il carico;
    • non migliora modificando temporaneamente l’attività.

    In questi casi può essere utile capire non soltanto dove fa male, ma perché quel dolore compare proprio in quella situazione.

Il caldo non è il nemico: impariamo ad ascoltare il corpo

  • L’estate può modificare il modo in cui percepiamo il nostro corpo.

    Temperatura, umidità, idratazione, sonno, attività fisica, calzature, viaggi e cambiamenti nella routine possono sommarsi e modificare la risposta del sistema muscolo-scheletrico.

    Ma questo non significa che dobbiamo vivere l’estate con la paura del dolore.

    Al contrario.

    L’obiettivo è continuare a muoversi, imparando a gestire meglio il carico.

    Perché un’articolazione dolorosa non è necessariamente un’articolazione da proteggere evitando ogni movimento.

    Molto spesso è un’articolazione che deve essere accompagnata verso una migliore capacità di movimento e di carico, attraverso un percorso progressivo e personalizzato.

    È questo uno dei principi che guidano il lavoro dello Studio Kinesis: non fermarsi al sintomo, ma cercare di comprendere come dolore, movimento, carico e caratteristiche individuali interagiscono tra loro.

     

  • Hai notato che d’estate il dolore aumenta?

    Se il problema si ripete o limita le tue attività, una valutazione fisioterapica può aiutarti a capire quali fattori stanno realmente influenzando i tuoi sintomi e come gestire il movimento in modo più efficace.

    Il caldo può cambiare le nostre sensazioni. Il movimento può cambiare il modo in cui viviamo il nostro corpo.

    Studio Kinesis – Fisioterapia e Osteopatia
    San Cesareo (Roma)

    Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una valutazione sanitaria individuale.

Lo studio Kinesis Fisioterapia e Osteopatia è centro specializzato Fisioterapia Italia